Travel manager, cake designer, ceo assistant. Quando l’inglese ci cambia (?) il lavoro

Impiegati, cuochi e segretarie sono categorie che sembrano scomparse. In tempi di crisi e carenza di lavoro la parola d’ordine è nobilitare. A costo di sfiorare il ridicolo

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Guardate tra i bigliettini da visita che avete raccolto in questi anni. Le troverete di sicuro. Le persone hanno sempre gli stessi nomi, le professioni no. Ora si chiamano account executive, travel manager, media relation coordinator. E sì, perché oggi ci si occupa di social media marketing, brand luxury e customer service.
Sembra non esistano più lavori “normali”. Sembra, perché in effetti esistono ancora, ma sono mascherati. Da nomi improbabili, cariche altisonanti (in genere autoreferenziali) e – soprattutto – definizioni “angloridicole”.
Nobilitare è la parola d’ordine. E così capita anche di sentire parlare di cake designer (un tempo, pasticciere) e addirittura di personal ceo assistant (segretaria. Del capo, certo, ma sempre segretaria).

professioni-webA tutti i livelli, spesso si ha a che fare con persone di cui si fatica a comprendere l’attività professionale. E dire che, a modo loro, ci provano a spiegartelo. Azzardando perifrasi inedite, guarnite da una ricca dose di lessico inglese. Poi se uno con un’intelligenza media non capisce che il data entry manager che ha davanti, tutti i giorni da lunedì a venerdì, dalle 9 di mattina alle 6 del pomeriggio, si trova mummificato davanti a un pc a inserire dati su una lugubre pagina di Excel, è solo ed esclusivamente per limiti suoi. O semplicemente perché non è abbastanza trendy per adeguarsi ai nuovi slang.

Allora abituamoci a sentir parlare di boutique tricoestetiche in luogo dei vecchi saloni di parrucchieri. E non prendiamocela quando veniamo fulminati dallo sguardo dell’amica a cui abbiamo osato ricordare: “Allora ti vengo a trovare oggi pomeriggio in negozio”, e lei replica con ostentata commiserazione che “casomai, ti aspetto in show room per il nostro briefing”.

Ma quali sono i lavori più assurdi o le parole più ridicole legate al mondo del lavoro che vi capita di sentire? Scrivetelo su Twitter: #lavoracomemangi.

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