Incombe la ‘sindrome’ TripAdvisor. Alla ricerca dell’acquisto perfetto

Sembrano non essere più ammessi errori: prima di ogni decisione di consumo si investe una grande quantità di tempo per leggere recensioni di non professionisti

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“Ambiente ok, ma in cucina c’è qualcosa da rivedere”. Alzi la mano chi non dà almeno una scorsa alle recensioni di Trip Advisor prima di metter piede in un ristorante non ancora testato. Utile, utilissimo, è innegabile. Come sono utili tutti gli altri siti, migliaia, che raccolgono recensioni su vacanze, città, macchine, computer, telefonini, frigoriferi, lampadine, pile ricaricabili. Si commenta tutto. E i toni sono spesso da esperti consumati.

Fino a pochi anni fa prima di effettuare l’acquisto di un bene /servizio al massimo si chiedeva consiglio all’amico che aveva qualche cognizione maggiore in materia. E in mancanza dell’esperto di turno, segno della croce e via. Afflitti dalla perenne domanda: sarò entrato nel posto giusto? Forse era meglio l’altro sotto casa aperto da poco? Il brivido del possibile fallimento, ma non c’erano alternative. Si provava e casomai non si riprovava una seconda volta. Tutto però elementare, semplice.

Ora non è più così. La domanda che ci rimbomba fastidiosa nel cervello prima di ogni fatidica scelta di consumo è un’altra: avrò letto abbastanza recensioni in merito? Ieri fortuna, oggi ragione. Ieri, un secondo una scelta. Oggi, minuti interminabili di analisi, incrocio di dati, peso delle recensioni, rilevazione di contraddizioni. Un lavoraccio. Fino al momento solenne, la determinazione finale. “Ho trovato il posto giusto, qui si va sul sicuro”.

Sì, perché una scelta minimamente non impeccabile non è più ammessa. Con quello che ci è costata la ricerca, non scherziamo. Si tratta di una serata di svago? Bene, deve essere elegante il ristorante, gentile il cameriere, rapido il servizio, succulenta la cena, cristallini i bagni, impercettibile il conto. Poi si esce e si entra in quel locale vicino che è “al secondo posto in classifica, fanno un mojito fantastico”. E riparte l’esame. Appena entrati non si viene accolti col sorriso meritato? Molto male. Domani qualcuno pagherà pesantemente questo affronto. Altro che secondo posto, vi faccio precipitare dal podio in un lampo.

Il fine serata sembra l’assise dei professori che devono decidere se ammettere gli studenti alla maturità: “Ragazzi, scusatemi ma a questo la sufficienza proprio non posso regalarla. Potenzialmente bravo ma non si applica. Una stellina è il massimo che posso dare, non chiedetemi di più”.

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