Da capolavoro dell’arte a star di Hollywood

“L’orecchino di perla” è un’invenzione di marketing perché il vero nome dell’opera di Jan Vermeer è “La ragazza col turbante”. In mostra a Palazzo Fava a Bologna fino al 25 maggio

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Per tanti è “La ragazza con l’orecchino di perla”: prima di diventare un fenomeno letterario, una star hollywoodiana e una redditizia campagna di marketing, il celebre quadro era (ed è!) soprattutto un’opera di Jan Vermeer chiamata “La ragazza col turbante”. Dopo Tokio e New York si conclude a Bologna il suo tour mondiale: è a Palazzo Fava fino al 25 maggio con altri 36 capolavori del Seicento olandese. Un’occasione per conoscerla dopo averne tanto sentito parlare.

La protagonista della mostra bolognese

La ragazza col turbante

La ragazza col turbante

Sarà lei il fulcro della mostra sulla Golden Age della pittura olandese, curata da Marco Goldin e tra gli altri da Emilie Gordenker, direttrice del Mauritshuis Museum de L’Aia dove abitualmente il capolavoro di Vermeer è conservato e dal quale provengono tutti i dipinti in esposizione a Bologna.
Il destino della famosa fanciulla non si esime da tutti i passi obbligati in caso di “debutto letterario e cinematografico”, tour e nome d’arte compresi. Battezzata col nuovo nome La ragazza con l’orecchino di perla nel libro di Tracy Chevalier e resa popolare dal film del 2003 di Peter Webber che ne seguì, interpretata da Scarlett Johansson, oggi si trova al centro di una operazione di marketing tanto di successo quanto criticata.

L’arrivo in Italia

Il suo arrivo in Italia è il frutto straordinario di una trattativa durata un paio di anni, a partire dal momento in cui il Mauritshuis, scrigno di opere somme da Vermeer fino a Rembrandt, è stato chiuso per importanti lavori di restauro e ampliamento, che ne vedranno la riapertura il prossimo 27 giugno. Nel frattempo, il nucleo più strepitoso della collezione è stato concesso ad alcune sedi internazionali in Giappone (a Tokyo e Kobe) e negli Stati Uniti di prestigio mondiale. Come unica sede europea, ultima tappa prima del definitivo ritorno nel suo Museo rinnovato, la scelta è caduta su Bologna e su Palazzo Fava.
«E’ ovviamente un onore per me – dice il curatore della mostra Marco Goldin – essere riuscito a portare in Italia per la prima volta questo capolavoro. Vorrei che il pubblico si ponesse davanti a questo quadro non soltanto come a un’icona pop, ma anche come a una rappresentazione sublime della bellezza dipinta. In questo quadro tutto vive dentro una sorta di silenzio crepitante, che chiama ognuno di noi verso il luogo dell’assoluto».
In tanti hanno denunciato l’esposizione itinerante del quadro come un’operazione che ha più a che vedere con lo sfruttamento programmato e il marketing che con la cultura; ma la promozione culturale non ha solo il fine utilitaristico di creare fatturato, ma anche quello di divulgazione. Ben vengano le iniziative che fanno uscire le opere d’arte dall’anonimato e che fanno rivivere loro una nuova esistenza, a patto che non ci si fermi lì. L’opera d’arte può e deve essere capita solo contestualizzandola.
La mostra così come il libro e il film sono una preziosa opportunità non solo per vedere in Italia l’opera, ma anche per conoscere o approfondire il lavoro di Vermeer, ed un periodo straordinario, la cosiddetta Golden Age, mediante le altre 36 opere esposte.

Scarlett Johansson

Scarlett Johansson

L’identità della “ragazza”

Il giallo che romanzo e libro hanno creato attorno all’identità della fanciulla e al legame presunto con il pittore, ha messo in ombra punti fondamentali del quadro: consapevolezza del genere a cui appartiene (quella del tronie, forma artistica in voga nell’Olanda del Seicento), analisi iconografica oggettiva, conoscenza dell’autore, ricostruzione del periodo storico all’interno del quale è nato, il percorso che lo portò all’attuale collocazione espositiva.
Una volta informati opportunamente dal percorso espositivo su questi dettagli necessari per approcciare qualunque opera d’arte, e dopo aver più o meno approfondito, si guarderà al quadro con emozione consapevole andando oltre alla curiosità, si avrà l’opportunità di notare particolari che avranno un senso perché contestualizzati, si vedrà nello sguardo limpido e nella lucentezza della perla non solo l’abilità e il virtuosismo del pittore ma la cifra stilistica di un intero periodo.

La mostra bolognese rappresenta realmente una grande opportunità, dato che come afferma Fabio Roversi-Monaco, presidente di Genus Bononiae Musei nella Città:«Sarà l’unica occasione per ammirare questa icona in Europa al di fuori della sua sede storica da dove, conclusa la mostra bolognese, probabilmente non uscirà mai più, essendo l’opera simbolo del museo riaperto».

Elisa Tricarico


Consigliabile prenotare: lo si può fare attraverso il sito www.lineadombra.it oppure chiamando il numero 0422 429999. I biglietti singoli costano 13,00 Euro (1 Euro in meno senza prenotazione).

“La ragazza con l’orecchino di perla, il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt Capolavori dal Mauritshuis”

Bologna, Palazzo Fava, 8 febbraio – 25 maggio 2014

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